La vita fra equilibrio e trasformazione

Si dice che la salute è equilibrio. Equilibrio in che senso? Che cosa ci va sentire in equilibrio?

Si può definire l’equilibrio in relazione a due parametri. Il mondo interno e il mondo esterno.

In relazione al mondo interno, posso chiedermi: c’è equilibrio fra le mie parti istintive ( inconsce ) e razionali ( coscienti ), c’è un buon compromesso fra di loro o c’è una parte che prende troppo spazio rispetto all’altra facendomi sentire troppo razionale, mentale, controllato, o troppo emotivo, istintivo, impulsivo?

Posso inoltre chiedermi, c’è equilibrio fra le mie parti maschili e femminili, a prescindere dalla mia identità di genere? Sono abbastanza accogliente e caldo ( come è tipico del principio femminile ) o magari lo sono troppo per paura di non essere accettato? Sono sufficientemente attento alla mia autoaffermazione ( come è tipico del principio maschile) oppure la prendo sempre persa e subisco le situazioni invece di gestirle attivamente? So essere sia ricettivo che attivo o sono invece troppo sbilanciato su uno di questi due aspetti?

I  poli fin qui descritti, istinto e ragione, ricettività e attività, ovvero femminile e maschile, sono caratteristiche del nostro mondo interno, che possiamo vedere anche come tratti della nostra personalità e carattere, parti costitutive della nostra identità.

Il modo in cui interpretiamo questi aspetti  ci fa sentire in equilibrio o no, ci fa sentire più o meno bilanciati, adeguati  nelle nostre relazioni, nella nostra professione, più o meno soddisfatti nei rapporti intimi. Questo bilanciamento è una delle cose più difficili da realizzare, è una meta ideale per tutti, un percorso di crescita cui tendere per tutta la vita.

Se è una meta più che una realizzazione compiuta, allora significa che siamo sempre un po’ squilibrati, che i piatti della nostra bilancia non sono mai ben allineati. Si, ma l’importante è che lo squilibrio non diventi eccessivo e non diventi statico perché lo stress di un cronico e prolungato squilibrio si trasformerebbe in  disturbo psichico e in malattia.

La sensazione di equilibrio non va d’accordo con la staticità. Quando c’è troppa staticità nelle nostre relazioni, pensieri, desideri, questo ci fa sentire spenti e poco vitali, come quell’uomo che, in sogno, aveva rappresentato se stesso come un albero secco. Quando invece c’è movimento di idee, di desideri, di sogni, di attività progettuali, di realizzazioni, ci sentiamo pieni di vitalità e di energia.

L’equilibrio si realizza proprio nel dinamismo del movimento.

Usciamo dal simbolismo della bilancia che ci fa pensare alla staticità e rappresentiamoci piuttosto l’equilibrio come una barca con rematori ben sincronizzati che, col loro movimento coordinato, garantiscono che la barca proceda speditamente. Se i rematori non sono coordinati il movimento della barca risulterà meno diretto, forse andrà un po’ da una parte e un po’ dall’altra invece che seguire linearmente la sua meta. Se succedesse poi che alcuni dei rematori remassero in una direzione, altri in quella opposta, la barca allora non potrebbe procedere, si arresterebbe nonostante gli sforzi degli uni e degli altri o al massimo girerebbe in tondo.

Quest’ultima situazione potrebbe ben rappresentare  quella situazione di statico equilibrio, che è meglio definire squilibrio, quei circoli viziosi in cui  spesso ci capita di infilarci in cui impieghiamo tutte le nostre energie per impedire quei cambiamenti che rimetterebbero la nostra barca sulla retta via.

Cambiamento è la parola magica . E’ necessario essere disponibili a cambiare, ad aderire ai movimenti naturali della vita che implicano continue trasformazioni. Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che la trasformazione, non la staticità, è la legge generale della vita. Pensiamo all’alternarsi del giorno e della notte, al succedersi delle stagioni, pensiamo al ciclo mestruale, pensiamo al ciclo di un seme. C’è qualcosa che nasce, poi cresce e infine muore. Nessuna forma di vita sfugge a questa legge.

In questo grande ritmo di nascita, crescita, morte, rinascita, un’osservazione più capillare può cogliere altri processi meno evidenti ma analoghi.

Si sa che nel nostro corpo avviene una continua rigenerazione cellulare e che nessuna delle nostre cellule è la stessa di qualche anno fa. In esso avviene una continua trasformazione, anche se persiste il senso della nostra identità perché noi lo percepiamo come identico a se stesso. E’ stato paragonato ad un fiume, sempre uguale a se stesso, ma nel quale non scorre mai la stessa acqua. Non un oggetto statico dunque, ma un processo, un evento.

Pensiamo anche alla trama di relazioni e quindi di movimenti in cui ogni vivente è immerso. Dal mondo esterno il nostro psicosoma riceve cibo, aria, luce, contatti, informazioni, stimoli, forme energetiche che diventano “me”.

E’ con il primo respiro che il bambino si mette in contatto con il mondo esterno. Solo dopo questo fondamentale atto relazionale verranno tutti gli altri. Attraverso il respiro avviene un continuo scambio di molecole da una persona all’altra. Anche i nostri sensi ci mettono in relazione con il mondo: gli odori, i suoni, le immagini entrano in noi. Dunque parti del mondo esterno diventano mondo interno in un continuo interscambio.

Pensiamo poi a tutto quell’insieme di trasformazioni chimiche e biologiche che si compiono nel nostro organismo per permettere lo svolgimento dei processi vitali. Il nostro psicosoma è come un laboratorio alchemico percorso da miliardi di processi intelligenti, percorso da un continuo dinamismo e da continui processi trasformativi che ne regolano l’esistenza.

La materia stessa, che noi consideriamo inanimata, nelle proprie più intime parti costitutive è in realtà un pullulare di particelle, in continuo movimento, che si uniscono formando energia e si separano trasformandosi in materia.

Anche le nostre relazioni sono regolate da questa danza dell’unirsi e del separarsi. Non mi riferisco solo all’unione sessuale, ma più in generale all’entrare in contatto con l’altro, respirarne la stessa aria, scambiarsi informazioni, idee, emozioni…e poi allontanarsene.

Questo movimento di unione e separazione alza il nostro livello energetico, questo scambio ci fa sentire bene. Invece, quando per le nostre difese, ci chiudiamo allo scambio con gli altri impoveriamo le nostre risorse energetiche, come se sottraendoci ad uno dei due passi di questa danza, che prevede l’unirsi e il separarsi, ci privassimo di una buona ossigenazione.

Anche quando rimaniamo troppo a lungo nelle situazioni conflittuali esauriamo le nostre risorse energetiche, come due eserciti che continuassero a combattersi indefinitamente. Il permanere troppo a lungo nella stessa posizione, sia essa difensiva ( come chi si ritrae dalle relazioni ) o offensiva ( come chi è sempre in guerra con qualcuno ) crea un blocco nel fluire dell’energia. La psiche, come tutto ciò che ci sta intorno, non sfugge alla legge del movimento, essa è per sua natura dinamica.

Tale dinamismo è stimolato dal fluire dell’energia psichica nel dialogo fra coscienza ed inconscio.

Dobbiamo vedere il rapporto fra queste due istanze, che ci appartengono, proprio come un dialogo in cui una parte stimola l’altra, fa richieste, avanza bisogni, esprime desideri e l’altra risponde, dice di si, dice di no, oppure dice si, ma non subito. Un dialogo, appunto, fra due interlocutori che non sempre sono d’accordo perché hanno opposte esigenze e faticano a trovare soddisfacenti mediazioni. Quando la nostra parte razionale o cosciente teme i contenuti dell’inconscio ( le nostre parti istintuali, arcaiche, irrazionali ), crea uno sbarramento e interrompe quel dialogo equilibratore, si priva di quella fonte di nutrimento che viene dalle nostre profondità. Si crea allora una situazione di blocco e di stasi e i naturali movimenti evolutivi sono ostacolati o del tutto impediti. Per paura, restiamo attaccati a vecchi schemi, a vecchi comportamenti. Ciò è riferibile alla nostra quotidianità, quando invece di essere aperti, flessibili, duttili, curiosi, aperti al sentire, siamo chiusi, rigidi, impermeabili. E ancor più è riferibile a quelle tappe critiche della vita in cui dobbiamo compiere importanti passaggi trasformativi: l’adolescenza, l’età adulta, la maternità e la paternità, l’ultima parte della vita, e anche la morte stessa come ultima tappa trasformativa di questo viaggio terreno.

Fra la nascita e la morte, tante tappe cruciali di nascita-morte-rinascita, lasciar morire vecchie parti per lasciar spazio a quelle nuove che nascono, ma anche tante più piccole, meno visibili ed eclatanti ma continue significative morti e rinascite che sono la garanzia della nostra vitalità, del nostro sentirci vivi. Questo sentirci vivi è l’esito della tensione dinamica fra persistenza e cambiamento.

Un sognatore, al primo incontro, porta il seguente sogno: in una sala anatomica c’è un cadavere con dei medici intorno. Il sognatore osserva la scena da dietro una porta e intanto si mangia un cuore.

Questa persona non si sente viva, egli infatti porta alla terapeuta un cadavere da sezionare. Come se si dovesse fare un’autopsia invece che cercare di guardare nella sua anima e nella sua vita. Ma il sogno oltre alla diagnosi ( sono morto ) indica anche la cura ( riappropriarsi del proprio cuore ). Ovvero c’è un movimento da fare, c’è un cambiamento da realizzare.

La vita di questa persona si era isterilita nei doveri e nella razionalità ed aveva escluso il piacere che viene dalle emozioni e dagli affetti rappresentati dal cuore. Per ritrovare l’equilibrio dunque occorreva compiere questo indispensabile movimento trasformativo.


Dott.ssa Maria Gurioli
Psicologa e Psicoterapeuta

Ambiti di intervento
  • Problemi relativi alla sfera dell’ansia: fobia, attacco di panico, nevrosi ossessiva
  • Depressione
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Problemi di relazione
  • Problemi dell’amore e della sessualità (dipendenza... gelosia... autostima... comunicazione...)
  • Problemi dell’identità sessuale
  • Problemi della coppia
  • Difficoltà legate alle varie fasi della vita
  • Problemi psicosomatici
  • Psicoterapia di orientamento psicodinamico
Dr.ssa Maria Gurioli

Psicologa e Psicoterapeuta a Bologna
Iscrizione Albo n. 409 del 14/11/1989
P.I. 01804291209

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