Il significato delle allergie

Con il tema delle allergie entriamo in contatto col Sistema Immunitario che è il baluardo difensivo del nostro corpo. Come è noto esso ha il compito di difendere il nostro organismo mettendo in atto una lotta contro gli agenti esterni nocivi con cui entriamo in contatto, siano essi agenti patogeni o cellule estranee, come nel caso dei trapianti.

In alcuni casi la difesa immunologica può divenire un’arma a doppio taglio, infatti può accadere che le manifestazioni morbose non siano causate tanto dall’agente esterno con cui si entra in contatto, quanto dalla stessa risposta immunitaria eccessiva dovuta ad un fenomeno di ipersensibilità.

E’ il caso delle allergie in cui il sistema immunitario scatena una reazione difensiva, anche violenta, contro delle sostanze di varia natura, definite allergeni, che di per sé non sono pericolose: dai pollini alle muffe, dalle polveri  ai peli di gatto o di cane, a particolari alimenti, a farmaci e ad altro ancora.

Gli alimenti esterni considerati pericolosi possono essere presenti nell’aria e quindi entrare in contatto attraverso la respirazione; oppure nel cibo, ed entrare in contatto attraverso l’alimentazione; oppure il contatto può avvenire attraverso la pelle.

Potremo così avere allergie respiratorie, allergie alimentari o allergie da contatto in relazione alla natura dell’allergene e all’apparato colpito.

Ciò che hanno in comune le varie forme allergiche che coinvolgono apparati così diversi (respiratorio, digestivo, pelle) è il tema del contatto. Polmone, pelle, apparato digestivo, svolgono su piani diversi la stessa analoga funzione: mettere in contatto l’individuo e il suo mondo interno col mondo esterno.

Il polmone, organo della respirazione, garantisce uno scambio fra ciò che è fuori di noi, che viene portato dentro come ossigeno, e ciò che è dentro di noi, che viene restituito come anidride carbonica. L’ossigeno entrando in contatto col nostro sangue lo purifica e lo nutre e diventa esso stesso sangue. Entrando negli alveoli polmonari viene ceduto al sangue che lo trasporta ad ogni cellula del nostro corpo.

Anche ciò che mangiamo, dopo le trasformazioni digestive, assorbito dall’intestino, alla fin fine diventa sangue, che andrà a nutrire e a rigenerare ogni nostra cellula.

La pelle infine, è anch’essa un importante organo respiratorio e quindi organo di scambio. Ma è anche un organo di difesa, dal caldo, dal freddo, dalle polveri, dai veleni, da una quantità di parassiti.

Infine è un organo di contatto, contatto che può produrre piacere o anche sensazioni spiacevoli e dolorose. La pelle inoltre è il nostro confine, ciò che delimita il nostro dentro (fisico e psichico) dal mondo esterno, ed è anche un organo di comunicazione. Pensiamo ai rossori, ai pallori, ai sudori e alle varie malattie della pelle.

Poiché l’entrare in contatto con sostanze esterne è ciò che accomuna i vari tipi di allergie, siano esse respiratorie, alimentari o che riguardino la pelle, cerchiamo allora di cogliere i significati di questi vari tipi di contatto e quindi di difesa da contatto.

Nel caso di allergie come le riniti, in cui l’allergene è costituito dai pollini, la difesa immunitaria coinvolge la funzione respiratoria. C’è un’aria sentita come pericolosa, in quanto satura di pollini. Che cosa sono i pollini sul piano simbolico se non e produzioni sessuali delle piante? Potremmo definirli spermatozoi vegetali, spermatozoi di natura aerea. Poiché in realtà queste sostanze sono di per sè innocue, anche se soggettivamente sentite come pericolose da qualcuno di noi, la loro pericolosità sarà relativa al contenuto simbolico che rappresentano, che in questo caso fa riferimento al tema sessuale. Poiché questa sessualità vegetale, in primavera invade l’aria che respiriamo, tale pervasività può scatenare delle super difese in quelli che hanno un rapporto difficile con la sessualità,  tanto da mobilitare risposte aggressive di fronte a questa simbolica presenza.

Poiché il simbolismo dei pollini rimanda agli spermatozoi, ciò che viene vissuto come pericoloso non è un elemento genericamente sessuale, ma un elemento sessuale maschile in specifico.

Se però la reazione allergica è di tipo asmatico c’è in gioco una reazione più profonda, c’è un’aria-latte che rimanda anche al rapporto con la madre.

Per restare ancora nelle allergie respiratorie, nel caso delle allergie alle polveri o ai micro elementi in esse contenute, che sono entità profondamente sedimentate nella casa, queste di solito ci rimandano al tema di un problematico rapporto con la madre. 

Ma anche nel caso in cui l’allergia coinvolga il sistema digestivo, e quindi la funzione della nutrizione, c’è in gioco la relazione con la madre.

Anche la pelle per tutti i significati cui rimanda (confine fra dentro e fuori, protezione, comunicazione) è un organo che può ben rappresentare il conflitto fra ciò che è dentro, certe  emozioni, certi contenuti inconsci, e ciò che sta fuori, certe relazioni sentite come problematiche ad un  qualche livello. E’ una conflittualità che ha un grande bisogno di essere comunicata, per questo viene scelta la pelle come modalità espressiva. Se le parole possono essere taciute, se le emozioni che gli altri ci suscitano possono essere nascoste perfino a noi stessi con un  atto di rimozione, ciò che viene comunicato attraverso la nostra pelle acquista una sua visibilità. Ciò che esprimiamo attraverso la nostra pelle può avere significati molto profondi. E’ infatti attraverso il contatto fisico, il contatto di pelle, che il bambino entra in relazione con la madre tanto quanto che con la nutrizione. Tale contatto ci rimanda all’esperienza del conforto, della rassicurazione, del piacere e insieme del dolore.

Un’allergia alimentare che si esprime attraverso la pelle, come un’orticaria per esempio, o come l’eczema del lattante, determinato da un’intolleranza al latte, rimanderà probabilmente a tutto questo.

Un’orticaria invece, può esprimere anche l’essere entrati in contatto col piacere, un piacere fortemente colpevolizzato.

D’altro significato è un’allergia da contatto con una sostanza, un detersivo per esempio. Come sempre dovremmo chiederci cosa rappresenta il detersivo a livello simbolico. Si sa che questo è uno dei ferri del mestiere della casalinga, il suo migliore alleato. Pertanto un’allergia a questa sostanza esprime un conflitto con quel ruolo.

Per cogliere il significato di un’allergia è necessario coniugare il significato simbolico dell’allergene interessato, con il significato simbolico del sistema o apparato coinvolto. In questo modo, si può arrivare a comprendere il significato del conflitto sotteso, in questo peculiare modo di somatizzare in cui è centrale il meccanismo della proiezione.

La proiezione è un meccanismo difensivo attraverso il quale attribuiamo ad altro o ad altri (cosa o persona) qualcosa che invece è nostro o anche nostro. Per esempio diamo sempre la colpa agli altri e non cogliamo anche le nostre responsabilità, attribuendo solo all’altro tutto ciò che è cattivo e tenendoci il buono per noi. Così gli altri possono essere troppo spesso i cattivi, i disonesti, i bugiardi,  e noi troppo spesso i buoni, gli irreprensibili, quelli che hanno ragione.

Naturalmente si compiono proiezioni per allontanare da sé qualcosa di scomodo, qualcosa che non piace o che fa paura. Il valore simbolico dell’allergene è dato dal suo contenuto proiettivo.

L’allergia, che è un disturbo sul piano somatico., è equivalente ad un disturbo squisitamente psichico come la fobia. Anche nella fobia, prendiamo ad esempio la fobia dei cani, si osserva questo stesso meccanismo della proiezione. Poiché il cane rappresenta una parte istintuale è un ideale oggetto simbolico per raccogliere le proiezioni di chi teme l’aggressività. Per una mia paziente il cane rappresenta l’aggressività paterna di quando da bambina si spaventava a morte di fronte alla violenza di certi scoppi d’ira e violente scenate. Ma il cane non è solo potenzialmente aggressivo è anche buono, affettuoso e amico dell’uomo. Quindi questo simbolo può ben cogliere tutta l’ambivalenza del vissuto verso il padre e grazie a quella proiezione quella persona non vive la paura del padre ma la paura del cane.

Prima di concludere vorrei sottolineare ancora il tema del contatto, centrale nei disturbi allergici. Per comprendere meglio questo importante bisogno psichico, o per meglio dire psicosomatico, dobbiamo ritornare all’origine, cioè al rapporto madre bambino. E’ in questo rapporto primario che il bambino può soddisfare il proprio bisogno di protezione, calore, rassicurazione, oltre che di nutrizione. Nei primi mesi di vita è un rapporto totalizzante, di assoluta dipendenza. Via via che il bambino cresce è necessario che questo rapporto così avvolgente sia sul piano fisico che psichico, questo rapporto che è stato definito simbiotico, si trasformi e divenga via via e sempre più compiutamente un rapporto fra due soggetti che possono allontanarsi ed avvicinarsi, che possono condividere non solo contatto fisico, ma anche contatto di stai mentali. Via via che il bambino accresce le proprie capacità espressive è sempre più in grado di dare voce al proprio mondo interno, alle emozioni che vive, ai sentimenti che prova, ai pensieri che lo attraversano. Ma non sempre questo bisogno di contatto emotivo, di comunicazione profonda viene accolto. E’ possibile che una madre sappia accudire il suo bambino sul piano fisico, ma non sappia entrare in contatto, così che lui potrà sentirsi solo anche se è insieme a lei. Oppure potrebbe esserci un tipo di madre troppo intrusiva (come la polvere) che vuole entrare nel mondo del bambino per controllarlo.

Questo contatto sarebbe sentito come soffocante. La gamma del contatto può andare dalla deprivazione, che fa sentire soli e isolati, a quell’eccesso che fa sentire soffocati e imprigionati. Questi estremi fanno soffrire, sia il troppo che il troppo poco.

Fin da piccoli impariamo a difenderci dal contatto, sia per paura di essere respinti, che per paura di essere soffocati e schiacciati. Così anche da adulti, nelle nostre relazioni proteggiamo il nostro  mondo interno da un contatto con l’altro potenzialmente doloroso, scomodo, conflittuale. Il dolore, la frustrazione e la rabbia accumulati per esserci sentiti respinti e abbandonati o imprigionati e castrati fanno crescere la paura del contatto in maniera esponenziale. Entrare in contatto potrebbe voler dire accettare di esprimere tutto questo, mettere in gioco nelle nostre relazioni anche il dolore, la rabbia, la conflittualità che proviamo. Ma se lo facciamo potremmo anche essere respinti, o peggio, giudicati cattivi.

Meglio allora delegare al sistema immunitario questa scomoda parte di noi.

Si sottolinea sempre molto la necessità che il bambino conquisti una propria separatezza dalla madre, una propria differenziazione, una propria autonomia e infine indipendenza. Se è molto importante conquistare tutto questo non si sottolinea invece abbastanza, quanto sia altrettanto importante per la salute mentale del bambino e dell’adulto che diventerà, il sapere stare in contatto con l’altro e provare quindi stati di unità. La separatezza, l’autonomia, l’indipendenza, sono solo una parte delle nostre conquiste, l’altra, altrettanto importante,  è il contatto e l’unità con l’altro che rende possibile la condivisione, l’incontro, l’intimità, l’amore, la sessualità, l’amicizia.

Per sentirci interi e in equilibrio non possiamo rinunciare né alla nostra separatezza e indipendenza né al nostro bisogno di incontro e di unità con l’altro. Ciò che a volte ci confonde è il fatto che le relazioni sono sempre ambivalenti: ci sono vissuti positivi che convivono con altri negativi e conflittuali. Sono proprio queste parti che a volte pretendiamo di negare o di nascondere. Ma questo non è possibile. Il contatto con l’altro richiede tutta la nostra interezza, il positivo e il negativo, il buono e il cattivo, l’accordo e il conflitto. Altrimenti, ciò che buttiamo dalla porta rischia di rientrare dalla finestra. Ciò che ci rifiutiamo di vivere a livello psichico, siamo quasi certamente obbligati a viverlo a livello somatico. Il nostro psicosoma è un’unità. Se la via espressiva psichica e verbale è bloccata, viene inconsciamente scelta la via somatica.


Dott.ssa Maria Gurioli
Psicologa e Psicoterapeuta

Ambiti di intervento
  • Problemi relativi alla sfera dell’ansia: fobia, attacco di panico, nevrosi ossessiva
  • Depressione
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Problemi di relazione
  • Problemi dell’amore e della sessualità (dipendenza... gelosia... autostima... comunicazione...)
  • Problemi dell’identità sessuale
  • Problemi della coppia
  • Difficoltà legate alle varie fasi della vita
  • Problemi psicosomatici
  • Psicoterapia di orientamento psicodinamico
Dr.ssa Maria Gurioli

Psicologa e Psicoterapeuta a Bologna
Iscrizione Albo n. 409 del 14/11/1989
P.I. 01804291209

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