Le Ferite del femminile

Questa riflessione sulle “ferite del femminile” ci collegano al tema del sangue, in particolare al sangue mestruale.

Il sangue, scorrendo nell’albero circolatorio, pompato dal cuore, porta ossigeno e nutrimento a tutto il nostro corpo. Esso è l’immagine stessa della vita, del nostro desiderio di vivere, della nostra libido o energia vitale. E’ inoltre sensibile manifestazione delle nostre dinamiche emotive, per esempio nell’impallidire o nell’arrossire.

Anche il sangue mestruale è carico di tutti questi significati ma in più ci rimanda al tema della fertilità. La caratteristica della fertilità, del concepire, nutrire, crescere la vita ricollega il femminile alla terra e all’acqua, la natura ciclica del mestruo, che ha la cadenza di ventotto giorni, ricollega la donna alla luna.

Fin dai tempi antichi è stato stabilito questo legame fra la donna e la luna, per la misteriosa analogia fra il ciclo mestruale e la ciclicità del moto lunare, tanto che ci si poteva riferire al periodo mestruale come al “momento della luna” o alla “malattia della luna”.

Il moto lunare non è di facile comprensione.

Per l’uomo primitivo, il ciclo mestruale femminile corrispondente al ciclo mensile della luna deve essere sembrato la dimostrazione di un misterioso legame. La luna illumina la notte. Il momento in cui nasce sembra dipendere dal suo capriccio. A volte tramonta insieme al sole, certe volte spunta a notte inoltrata. Si può anche osservare in pieno giorno. La legge che regola il moto della luna non può essere facilmente compresa.

Così anche il carattere lunare, mutevole, della donna non è facile da comprendere e sembra all’uomo dipendere soltanto dal proprio capriccio. Ma la sua natura ciclica è del tutto indipendente dai desideri personali. Nel corso di un ciclo completo l’energia della donna cresce, risplende piena, poi decresce. Ogni donna conosce i cali energetici ed umorali relativi all’approssimarsi del mestruo e la successiva risalita nel nuovo inizio del ciclo.

Per queste caratteristiche la psicologia femminile è particolarmente in contatto con il ciclo naturale di nascita- crescita-morte- rinascita e la coscienza femminile vive questi passaggi e i conflitti che li accompagnano come un’agonia. Le varie fasi della fertilità, che vanno dal menarca alla menopausa, sono tutti momenti molto delicati, ognuno di questi implica grandi novità e sconvolgimenti sia a livello somatico che esistenziale.

Pensiamo ai grandi sconvolgimenti che porta con sé la prima mestruazione. La bambina che si affaccia per la prima volta alla condizione di donna può sentire questo nuovo stato come un’eccitante novità ma contemporaneamente sentire l’inquietudine per quei cambiamenti fisici in parte desiderati ma sicuramente temuti.

Pensiamo alla gravidanza e agli sconvolgenti cambiamenti fisici che comporta, al miracolo di far crescere una vita dentro di sé e attraverso il parto lasciarla nascere. Pensiamo alla maternità, ora occorre nutrire, prendersi cura, contenere, aiutare a crescere. Tutto questo è fonte di felicità ma anche di profonde angosce.

E infine, la menopausa, quando il ciclo fertile finisce, e si devono affrontare altri cambiamenti sia fisici che esistenziali. Un momento probabilmente molto doloroso in cui la donna può confondere la fine della fertilità con la fine della femminilità, lo sfiorire della giovinezza e della bellezza con lo sfiorire della vitalità.

Ognuna di queste fasi porta con sé specifiche paure ed ansie, specifici blocchi, arresti, conflitti.

Il menarca segna la nascita della sessualità e la fine dell’infanzia.  Ci sono bambine che non vogliono proprio lasciare l’infanzia e manifestano questo loro conflitto per esempio attraverso i disturbi della sfera alimentare. Desiderano un corpo magro, privo di forme, e non vogliono conoscere la sessualità anche quando la praticano per sentirsi normali e uguali alle altre.

La gravidanza e la maternità impongono la “morte” della figlia per lasciare nascere ed esistere la “madre”. Anche in questo passaggio possono esserci grandi difficoltà.

Infine la menopausa comporta “la morte della madre” per lasciare nascere ed esistere la nonna..

Il progressivo calo della “libido” accompagnato dalla diminuzione di estrogeni e progesterone sembra orientare la donna verso una nuova meta del suo lungo percorso individuativo. In questa fase il senso di perdita può essere molto intenso se non vengono individuati nuovi obiettivi e nuovi percorsi creativi in sintonia con la nuova condizione.

Questo intero processo, dal menarca alla menopausa, implica tanti cambiamenti sia fisici che psicologici ed esistenziali, tanti processi di trasformazione cui è necessario aderire attivamente. Se questa attiva e spontanea adesione non avviene, a causa di un conflitto, si viene a creare un blocco psicologico ed energetico che può portare ai tanti disturbi psicosomatici relativi alla sfera della femminilità, o a vari disturbi psichici quali ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare e altri. Se non si aderisce con naturalezza ai processi trasformativi che la condizione di donna impone è come pretendere di avanzare col freno a mano tirato, si fa tanta fatica e poca strada. Questa fatica porta ad un arresto del percorso evolutivo e tale arresto non è senza conseguenze,   esso si manifesta nei vari problemi e disturbi psicofisici che affliggono la donna.

Una sensibile osservazione della natura potrebbe orientarci più di tante parole. Pensiamo a come le piante, dopo un lungo inverno in cui apparivano quasi secche e prive di vita, si risveglino in primavera coprendosi di nuove gemme e foglie e come poi si ricoprano di fiori e di frutti e infine si ammantino dei variopinti colori dell’autunno prima divenire di nuovo spoglie. Le piante non si rifiutano di coprirsi di nuove foglie, non si rifiutano di fiorire o di produrre frutti, non si rifiutano di lasciare cadere le loro meravigliose foglie. Non possiamo immaginare in loro conflitti, ritardi, ripensamenti, ribellioni, arresti. Esse aderiscono a loro processo trasformativo, di stagione in stagione, con estrema grazia.

Perché abbiamo tanta paura di cambiare, di lasciare andare vecchie parti di noi per abbracciarne di nuove?

I conflitti, i blocchi, in una certa fase della vita ci rimandano a quanto è accaduto nelle fasi precedenti. A questo proposito è rilevante il rapporto con la propria madre, il processo di identificazione e di differenziazione da lei. La figlia si è sentita amata, si è sentita riconosciuta nei propri bisogni e nella propria individualità, la figlia ha potuto identificarsi in lei? La madre ha favorito il  processo di differenziazione e di autonomia della figlia  o ha soffocato la sua vitalità con un eccessivo controllo e possesso? Ma sono rilevanti anche i vissuti relativi alla figura paterna. Il padre è stato presente o assente, è stato vicino o distante, è stato idealizzato, ha favorito e valorizzato la femminilità della figlia oppure no?

Le esperienze relative alle figure genitoriali costituiscono la base sulla quale i figli costruiscono la propria identità, le proprie sicurezze, la propria autostima. Poi altre esperienze e altre figure significative si aggiungeranno a confermare   quel nucleo di esperienze, quell’immagine che il figlio ha di se stesso. E’ come costruire una casa su delle buone fondamenta.

La paura del cambiamento rivela il fatto che non abbiamo buone fondamenta, pensiamo di non essere adeguati, di non essere capaci. Non ci si sente mai pronti, mai abbastanza forti e saldi da lasciare ciò che è noto e famigliare per ciò che è ancora nuovo e sconosciuto. La curiosità viene soffocata dal timore e così si indugia troppo a lungo sull’orlo dell’infanzia,  sull’orlo dell’adolescenza, sull’orlo di una maternità desiderata ma troppo temuta, sull’orlo di  un “nido vuoto”che non si sa come poter riempire di nuovo.

Le eventuali ferite nel rapporto madre-figlia, quali abbandono, freddezza, iperprotezione, soffocamento, mettono la figlia in conflitto con la propria natura ed essa invece di aderire al proprio istinto, al proprio ritmo lunare, lo nega, lo disprezza, lo combatte. Ciò anche perché non abbiamo, come nelle antiche culture, quegli spazi sacri in cui venivano celebrati quei riti di passaggio che consentivano alla donna, divenuta, attraverso il rito, figlia della dea, di abbandonarsi fiduciosamente alla sua protezione.

L’antico spazio sacro del rito è rimasto vuoto, al suo posto resta l’angoscia che si cerca di attenuare con i vuoti e perversi riti della anoressia e della bulimia. Il nostro istinto rinnegato parla il linguaggio della fobia, dell’attacco di panico, delle ossessioni e delle compulsioni, della depressione. A livello somatico, i disturbi del ciclo mestruale, piuttosto che le cisti ovariche, i fibromi, la sterilità, l’endometriosi, parlano di analoghi conflitti inconsci.

Ciò che è desiderato o desiderabile viene respinto e allontanato, ciò che non è desiderabile viene subito perché ciò che maggiormente si teme è il cambiamento.


Dott.ssa Maria Gurioli
Psicologa e Psicoterapeuta

Ambiti di intervento
  • Problemi relativi alla sfera dell’ansia: fobia, attacco di panico, nevrosi ossessiva
  • Depressione
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Problemi di relazione
  • Problemi dell’amore e della sessualità (dipendenza... gelosia... autostima... comunicazione...)
  • Problemi dell’identità sessuale
  • Problemi della coppia
  • Difficoltà legate alle varie fasi della vita
  • Problemi psicosomatici
  • Psicoterapia di orientamento psicodinamico
Dr.ssa Maria Gurioli

Psicologa e Psicoterapeuta a Bologna
Iscrizione Albo n. 409 del 14/11/1989
P.I. 01804291209

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